La Guida Michelin, bibbia della critica gastronomica? Macché, l’incarnazione del “razzismo culinario”. È questa l’ultima accusa delirante di alcuni accademici, tra cui Tulasi Srinivas, professoressa di antropologia, religione e studi transnazionali all’Emerson College di Boston, che accusano la celebra guida rossa francese, fondata nel 1900, di essere «razzista», «eurocentrica» ed «elitaria», perché escluderebbe «grandi porzioni del mondo» dal suo raggio di giudizio, a partire dalla zona africana e indiana. In un testo pubblicato su The Conversation, Srinivas sostiene che mentre una certa parte del mondo cultural-gastronomico ha intrapreso la strada della «decolonizzazione del cibo» (sic!), la Guida Michelin va nel senso opposto. «Nonostante un movimento di decolonizzazione del cibo, che mette in discussione l’eredità coloniale e i modelli di consumo estrattivi, la Michelin ha costruito la sua eccellente reputazione principalmente sulla cucina metropolitana europea», ha scritto l’antropologa.
La professoressa dell’Emersone College accusa la guida francese di essere «per natura elitaria» e di celebrare pratiche gastronomiche europee «oscure», come la «gastronomia molecolare» della Spagna. Ma si spinge ancora più lontano: arrivando a puntare il dito contro un piatto iconico della cucina francese come il boeuf bourguignon, che secondo Srinivas è «un po’ razzista». «Non esiste la Guida Michelin in India, una delle cucine più prestigiose e antiche del mondo, o in Africa, con la sua molteplicità di sapori culturali. Forse c’è un po’ di razzismo nel boeuf bourguignon», ha scritto l’antropologa.







