La prima rilevazione delle 12 ha gelato le aspettative. Quel 7,42% ha segnato l’andamento della giornata: nessun balzo nell’affluenza ai seggi. Un dato che resta molto deludente alle 19: tra il 16 ed il 17%. In serata dopo la chiusura delle urne l’affluenza va poco oltre il 20%. E dire che il campo largo nelle ultime ore, complice la manifestazione per Gaza organizzata proprio la vigilia dell’apertura dei seggi, ci aveva sperato. Il solito vizio della gauche: confondere i sogni con la realtà. O meglio trasformare una conta interna in un’emergenza del Paese. Il primo a partire è stato Maurizio Landini, il segretario della Cgil, che si carica sulle spalle i referendum sul lavoro. Un’opportunità per Elly Schlein che infatti si aggrega subito alla raccolta di firme, e a cose fatte ne informa il suo partito. La segretaria era in cerca della «rottura» definitiva: «Condanniamo la stagione di Matteo Renzi e delle sue sciagurate leggi. Non siamo più quelli di una volta. Ora comando io». Già, perché il perno della consultazione, sono i tre quesiti sul Jobs act, un provvedimento varato dall’ex sindaco di Firenze dieci anni fa. E che il Pd salutò con un tifo da stadio, che coinvolse anche gli amici di Pierluigi Bersani, Andrea Orlando, la corrente di Dario Franceschini.