Segretario che perde, non si cambia. Maurizio Landini non è mica Luciano Spalletti. Innanzitutto perché lui, quando parla, lo si capisce benissimo. A differenza dell’ormai ex allenatore degli azzurri, che aveva idee bislacche che non riusciva a esprimere e trasferiva immediatamente all’interlocutore la sua confusione mentale, il segretario della Cgil ha idee chiarissime, che però deve nascondere per motivi di opportunità. Lui vuole la leadership della sinistra e usa il sindacato come mezzo per arrivarci. Non gli premono le battaglie per i lavoratori, come dimostrato chiaramente dai cinque quesiti promossi da questo referendum, non uno dei quali è in grado di risolvere i problemi degli occupati italiani di basso livello. Gli preme imporsi attraverso slogan che potenzialmente possano colpire chi ha una sensibilità progressista, senza testare la loro efficacia nella realtà.

Landini ha messo in conto da subito di non raggiungere il quorum, per questo ha teso la trappola ai partiti del presunto futuro campo largo, chiamandoli a sostegno contando sul fatto che non si sarebbero potuti sottrarre.

REFERENDUM, BLITZ DELLA SINISTRA IN SPIAGGIA: "PRIMA VOTARE, POI MARE"

La sinistra irrompe in spiaggia. Il motivo? L'invito al voto per il referendum. A spiegare l'iniziativa di Europ...