Cosa farà da grande Maurizio Landini? Domanda sbagliata. Probabilmente, il segretario della Cgil grande non lo diventerà mai, se non altro politicamente. E non solo per i toni aggressivi ma vuoti di contenuto da eterno studente fuori corso. Più facile che riesca a fare piccolo il sindacato rosso che dirige senza cavare un ragno dal buco dal gennaio 2019, piuttosto che cresca lui. Di certo, è riuscito nell’impresa di renderlo marginale.

A livello di rappresentanza, senza dubbio, visto che non firma i contratti che Cisl e Uil sottoscrivono e ha scelto la via dell’Aventino. A livello di piazza pure, giacché i Cobas che lo hanno sorpassato da sinistra, quando scendono in manifestazione fanno più rumore e notizia di lui. La prova si è avuta il 6 ottobre scorso, un lunedì, quando il sindacato di base ha convocato la protesta pro-Pal, solo tre giorni dopo il consueto sciopero del venerdì della Cgil, e l’agitazione ha oscurato quella di Landini. Da allora l’ex leader della Fiom si è ricordato che forse è lì per risolvere i problemi economici dei lavoratori e non quelli di politica internazionale, e ha iniziato a occuparsi della manovra.

L'ARIA CHE TIRA, RIZZETTO DERIDE LANDINI: "COSA SI DOMANDANO GLI ITALIANI"