Oggi possiamo leggere molte informazioni e storie dentro un osso fossilizzatosi migliaia di anni fa. Recentemente, analisi genetiche hanno permesso di ricostruire le possibili origini, fra le steppe pontico-caspiche e l’attuale Ucraina, del popolo che parlava la lingua proto-indoeuropea da cui poi si sono ramificate le lingue indoeuropee in Europa, Persia e India. Altri ricercatori hanno analizzato il Dna degli unni e degli avari, ricostruendone gli spostamenti dall’Asia all’Europa. Indagini sugli isotopi (le varianti di un elemento chimico con più o meno neutroni nel nucleo) hanno svelato la dieta (carnivora) di un bambino vissuto in Montana circa 12.000 anni fa e appartenente ai gruppi umani antenati dei nativi americani migrati poco prima dalla Siberia orientale attraverso il continente oggi sommerso della Beringia. Al ragazzo e a sua madre piacevano molto il mammut e altri grossi mammiferi, il che lascia supporre che siano stati proprio i primi colonizzatori umani a estinguere la megafauna americana. Un’altra ricerca appassionante, sempre sugli isotopi nelle ossa, ha portato all’individuazione delle aree geografiche esatte di provenienza degli schiavi strappati dall’Africa e portati dall’altra parte dell’Atlantico.