Un nuovo studio italiano sui campioni raccolti sulla Sacra Sindone nel 1978 dimostra la presenza di molti tipi di Dna: esseri umani, animali e piante. E’ un grande mosaico di tante tracce genetiche di varie epoche e di diverse provenienze.

Pubblicato per ora sulla piattaforma internazionale BioRxiv, dedicata a ricerche scientifiche in ambito biologico, il lavoro è stato condotto da genetisti esperti nello studio di Dna antico tra l’Università di Pavia e quella di Padova, con le tecniche di genomica più avanzate oggi disponibili.

Stando alle nuove analisi, materiale genetico proveniente da una vasta gamma di organismi contaminerebbe la Sindone, complicando ulteriormente la questione della sua vera origine. Custodita presso la Cattedrale di Torino, la tradizione vuole che la reliquia abbia avvolto il corpo di Gesù nel Santo Sepolcro. La sua prima collocazione documentata risale al 1354 in Francia e i primi dubbi sulla reale origine della Sindone sono arrivati da studi di datazione condotti negli Anni ‘80, quando si sostenne che il tessuto risalirebbe al Medioevo. Ma gli interrogativi non sono mai stati davvero sopiti.

Nel nuovo studio le fonti di materiale genetico rinvenuto includono gatti e cani, animali da allevamento come polli, bovini, capre, pecore, maiali e cavalli, oltre che animali selvatici come cervi e conigli.vIl team ha anche trovato anche tracce di alcune specie ittiche, tra cui il cefalo e il merluzzo atlantico. Sono stati inoltre identificati crostacei marini, accanto a mosche, afidi e aracnidi come acari della polvere e della pelle e anche tracce di zecche. Non mancano, poi, le testimonianze di molte specie vegetali: carote e grano, oltre a peperoni, pomodori e patate. Molte sono piante probabilmente portate in Europa dopo la scoperta delle Americhe e questi dati genetici aprono un ulteriore interrogativo sull'antichità della Sindone, sebbene non si possano escludere una serie di contaminazioni successive.