«BYD ha un milione e ottantamila addetti. In Cina conta su centoventimila ingegneri. Questi ingegneri hanno una preparazione almeno identica a quella di chi ha studiato nei politecnici europei e nelle università americane. La seconda casa automobilistica per numero di ingegneri è la giapponese Toyota, che ne ha 51mila».

Nel mondo dell’auto Alfredo Altavilla si è costruito la reputazione di uomo ruvido e diretto. Più che ruvido e diretto, è elementare e non compiacente. E nulla è più elementare e meno compiacente dei numeri. Ha imparato alla scuola, non aliena alla durezza verbale e al superlavoro come religione e come definizione di sé e degli altri, di Sergio Marchionne, che con una energia tracimante pari alla sua creatività strategica ha preso due aziende fallite e acefale – Fiat e Chrysler – e ne ha fatta una (allora) viva e solida, la Fca. Oggi Altavilla ha un incarico di supervisione strategica sull’Europa per conto di BYD. È, quindi, nella posizione insieme laterale e centrale, di uomo di raccordo fra l’auto asiatica e l’auto occidentale.

Siamo al Gatto Nero, in Corso Turati a Torino, uno dei ristoranti classici della classe dirigente del Novecento, italiana e del Nord: scrittori e industriali, politici e filosofi hanno discusso di libri e chiuso affari, costruito trame di potere e parlato di pettegolezzi amorosi di fronte a piatti di alto livello, la cucina regionale italiana tradizionale con alcuni sorprendenti abbinamenti esotici che ben rispecchiano la follia di una città soltanto in apparenza ordinata e canonizzata come Torino. Con Marchionne, di cui in Fiat è stato il collaboratore più costante fin dai negoziati con la amministrazione di Barack Obama per rilevare Chrysler negli Stati Uniti nel 2009, è venuto qui a cena tante volte. «Siamo seduti allo stesso tavolo che prendevamo con Sergio. Quando volevamo la pizza andavamo in Corso Palermo da Cristina», dice.