Ricordate la crisi del 2008? Quel lontano cataclisma finanziario che avrebbe dovuto insegnarci tutto, e invece ci ha lasciato solo con un mucchio di debiti e una vaga nostalgia per i tempi in cui le banche sembravano immortali. Avremmo dovuto imparare, dice Alfredo Altavilla – special advisor per l'Europa del colosso cinese BYD – che le industrie ad alta intensità di capitale sono destinate a trasformarsi in oligopoli. Non c'è scampo: o ti fondi con i giganti, o finisci a mendicare sussidi statali per prolungare un'agonia che sa di sconfitta annunciata.
Parla dell'automobile, Altavilla, in uno di quei "geopolitical talks" organizzati da Comin&Partners, dove si discute di scala globale mentre qui da noi si litiga ancora sulle ciclabili. "Consolidamento necessario", tuona, altrimenti restiamo impantanati in una logica assistenzialista, a tenere in vita pazienti irrecuperabili con flebo di denaro pubblico. E ha ragione, accidenti se ce l'ha.
Gli stabilimenti italiani zoppicano al 27% di saturazione: immaginatevi una fabbrica che produce auto come un ristorante che serve solo un quarto dei tavoli, e poi si lamenta dei conti in rosso. Non tiri fuori abbastanza macchine per coprire i costi fissi? Perdi soldi, punto. Semplice, brutale, capitalista.






