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Il 3-0 in Norvegia mostra i limiti del nostro calcio. Ieri confronto tra Gravina e Spalletti. Martedì si decide. Il suo futuro non è più appeso solo alla Moldavia

Il rischio di un terzo mondiale perso è talmente vicino e grave da richiedere un'analisi spietata del cappotto norvegese rimediato a Oslo e delle cause che hanno avvilito e demolito il calcio italiano a livello di nazionale. È superficiale oltre che fuorviante prendersela con le assenze accumulate in quest'ultimo raduno di Coverciano: non abbiamo lasciato a casa Franco Baresi o Paolo Rossi o Francesco Totti. Piuttosto l'esibizione disarmante e disarmata della Nazionale è in perfetta traiettoria con la prova dell'Inter demolita in finale Champions dal Psg che pure non era reduce da una stagione meno fitta di partite. E allora dobbiamo partire da una premessa che qualche osservatore disincantato è in grado di ripetere. «Non abbiamo talento in questo periodo» è la denuncia firmata da Massimo Ambrosini. E se mettiamo in fila indiana le ultime 4 sfide dell'Italia troveremo un altro agghiacciante deficit: 11 reti subite, la riprova che neppure un portiere come Donnarumma, da solo, può evitarci questa valanga di gol che nasce da molto lontano. Nasce infatti da un campionato logorante sul piano nervoso e tattico ma che rispetto ai tornei europei ha la media minuti giocati molto più bassa perché da noi ci sono continue interruzioni al minimo fallo.