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Il nodo sciolto dalla premier dopo il faccia a faccia col leghista. I calcoli sui danni a Fdi da una lista Zaia

Sul terzo mandato ci si muove su un filo sottile, lungo un cammino costellato di incognite. Il livello di coinvolgimento delle forze di maggioranza è tutt'altro che omogeneo. Fratelli d'Italia ha dettato la svolta, con Giovanni Donzelli che dopo l'esecutivo del partito ha aperto un inatteso spiraglio, sollevando il veto. Un segnale che Giorgia Meloni ha voluto recapitare alla Lega, facendo seguito al colloquio di un paio di settimane fa con Massimiliano Fedriga. Un incontro che ha rappresentato un punto di svolta e un passaggio fondamentale nella correzione di rotta decisa dalla presidente del Consiglio.

La premier ha spiegato ai suoi dirigenti che affrontare gli ultimi due anni di legislatura in un clima di contrapposizione frontale con la Lega non avrebbe avuto senso. Bisogna dare ascolto ai campanelli d'allarme risuonati prima in Sardegna poi a Genova ed evitare di entrare in rotta di collisione con Luca Zaia, lasciando che le sue liste svuotino di consensi quelle di Fratelli d'Italia. L'obiettivo a questo punto è blindare il Veneto e le Marche, una Regione governata da Francesco Acquaroli di FdI, ma che storicamente ha sempre avuto un forte radicamento a sinistra e in cui i sondaggi prefigurano una partita aperta.