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Giornata di liti e mediazioni. Legge elettorale al palo, Fi nel caos e Rixi (Lega) dice "no"

Una giornata distopica. Vissuta sulla direttrice che per tutta la giornata di ieri ha idealmente collegato Italia e Algeria. A Roma, Daniela Santanché tenta per tutta la mattina di imbullonarsi al ministero del Turismo, provando a respingere il pressing dell'amico di sempre Ignazio La Russa («così stai danneggiando te stessa, Giorgia e tutto il partito», le avrebbe detto il presidente del Senato) mentre poco dopo pranzo il ministro della Giustizia Carlo Nordio si presenta alla Camera per il question time e spiega di non avere «alcuna intenzione» di dimettersi. A mille chilometri di distanza, Giorgia Meloni atterra ad Algeri per una visita di Stato già in agenda da prima del referendum e un bilaterale con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune che ha l'obiettivo di rafforzare la cooperazione sul gas tra i due Paesi. Sul tavolo c'è il rapporto tra Eni e l'algerina Sonatrach, che affonda le proprie radici nella stagione di Enrico Mattei, e il gasdotto TransMed, che lungo 2.475 chilometri collega il giacimento di Hassi R'Mel nel deserto algerino a Mazzara del Vallo in Sicilia. Eppure la giornata della premier ad Algeri è scandita dalle notizie che arrivano da Roma, dove le dimissioni attese ma non scontate della Santanché tengono banco, e da Bruxelles, dove i rappresentanti del Consiglio Ue e del Parlamento europeo decidono al terzo round di votazioni di assegnare alla francese Lille e non a Roma la nuova sede dell'Autorità doganale europea (con un indotto stimato di cento milioni di euro e mille posti di lavoro).