Il suo debutto è stato a dir poco dirompente. Simone Leoni, eletto nuovo segretario nazionale del movimento giovanile di Forza Italia, non ci ha messo nulla a sganciare la bomba che da giorni sta agitando il centrodestra. La sua linea liberale, aperta sui diritti civili e con un’attenzione particolare al tema della salute mentale, è stata vista come una nuova voce fuori dal coro nel centrodestra odierno. Ma ad aver fatto più discutere sono stati i suoi attacchi all’europarlamentare leghista Roberto Vannacci. Definito «generale della discordia per mero calcolo politico», Leoni lo ha accusato - senza mai citarlo - di dire «che i bambini disabili vanno separati dagli altri, che chi ha la pelle nera non è italiano, che chi è gay non è normale» pur di vendere un libro in più. Il generale leghista aveva affidato ad un post su Facebook la sua replica, liquidando la questione con un «l’unico Leoni che conosco era un verduraio».

A mettere il carico da novanta è stato però il padre del giovane forzista. In una lettera aperta pubblicata dal Tempo, Silvio Leoni ha accusato il figlio di essere «stato sleale accoltellando alle spalle un alleato». L’uomo, che conobbe Vannacci durante una missione in Somalia, nello scritto lo difende a spada tratta, imputando all’azzurro di aver «addebitato, falsamente, pensieri contro disabili, gay e neri». Lo scritto, che impressiona per durezza e totale mancanza di riguardo verso un figlio, termina con l’ennesima offesa: «Tu non sei degno, Simone, neanche di spolverare gli anfibi al Generale Vannacci». Il parlamentare europeo del Carroccio - così come il leader della Lega Matteo Salvini, che ha affermato di «sottoscrivere parola per parola il commento del papà» - non ha mancato di ringraziare Silvio Leoni. «Da padre la ringrazio per le sue parole e mi rendo conto quanto possa esserle pesato esprimersi apertamente sulla vicenda». «Sono convinto - ha continuato Vannacci - che avendo alle spalle una guida come la Sua e una famiglia dai valori solidi e corroborati diventerà un ottimo politico».