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Ultimo aggiornamento: 8:03
Sono stato assunto a tempo indeterminato nel dicembre 2015. Dopo due anni di contratti di uno, tre o sei mesi, con tanto di periodo di “stop & go” nelle ferie natalizie ed estive: il contratto cioè veniva stipulato fino al 21 dicembre per poi riprendere dal 7 gennaio; idem per la pausa estiva. A dicembre 2015 il Jobs Act targato Pd era in vigore ormai da 9 mesi, da quel 7 marzo 2015 che per lavoratori e lavoratrici segna un prima e un dopo.
Avrei dovuto scriverlo tra virgolette: “tempo indeterminato”. Perché il Jobs Act ha in realtà fatto sparire i contratti a tempo indeterminato e suddiviso quelli esistenti in due categorie: contratti a termine con scadenza già indicata e contratti a termine col campo “data di scadenza” lasciato in bianco e compilabile a discrezione dell’imprenditore.
Con il Jobs Act, infatti, il prezzo da pagare per un licenziamento illegittimo è null’altro che alcune mensilità di risarcimento. L’imprenditore può di fatto mettere termine a contratto come e quando vuole – facendo opportunamente risultare necessità organizzative o economiche.






