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Ultimo aggiornamento: 7:44
La notizia che InfoJobs Italia chiuderà le sue attività entro il 31 dicembre 2025 è un importante segnale per il mercato delle piattaforme di ricerca del lavoro. Determina un cambiamento di cambio di forze ed equilibri all’interno di tale mercato. Da un lato conferma che il modo in cui le persone cercano lavoro sta evolvendo un po’ in tutto il mondo, Italia compresa, e dall’altro sottolinea che le piattaforme generiche come faticano ormai a stare al passo con le esigenze di lavoratori e aziende. Dice inoltre qualcosa dello stato dell’arte del mercato lavorativo in Italia, che certo non brilla per dinamismo e attrattività.
Lo sa bene anche Taccier, l’applicazione di Martina Strazzer, l’imprenditrice a capo di Amabile – l’azienda che è stata oggetto di un polverone mediatico, almeno sui social, durante l’estate di quest’anno. Molti annunciavano con entusiasmo, ai tempi del lancio di Taccier, che la piattaforma avrebbe rivoluzionato il recruiting. Sebbene dopo un annuncio in pompa magna è praticamente scomparsa dalla conversazione pubblica.
Il problema è che oggi non basta mettere online un’app o un portale. Se si vuole avere successo la piattaforma deve generare valore visibile, misurabile e differenziato rispetto a quello che già esiste. In Italia questo valore sembra ancora mancare. E ogni volta che qualche nuovo attore sul mercato del web annuncia di scardinare LinkedIn finisce lui, o lei, per essere scardinato. Anche InfoJobs si autoproclamava il portale numero 1 per le offerte di lavoro. Segnale che aziende, vecchie e nuove, dovrebbero dedicare più attenzione a comprendere il loro mercato di riferimento più che crogiolarsi con autocompiacimenti roboanti.






