Il 15 agosto scorso Marco Travaglio ha scritto su Il Fatto Quotidiano un editoriale dal titolo Green pacco, nel quale esprimeva i suoi dubbi su vaccini e green pass derivanti dalla lettura dei dati circolanti in questi giorni sull’andamento della pandemia. Mi piacerebbe utilizzare questo spazio e il suo articolo per avere un confronto sul ruolo della comunicazione in tempi di crisi, sanitarie e sociali. Parto dal punto che mi ha trovata del tutto d’accordo: “Chiunque sollevi qualche dubbio passa per un fottuto No Vax”.

È assolutamente vero. Il clima che si è diffuso negli ultimi mesi nel nostro Paese è a dir poco preoccupante. La deriva estremista che sta prendendo il pensiero dei cittadini sta trasformando, come scriveva Albert Camus più di settanta anni fa, qualsiasi dialogo in polemica (quando non nel vero e proprio insulto), che secondo lo scrittore consiste nel “ritenere l’avversario un nemico, quindi nel semplificarlo e nel rifiutarsi di vederlo”.

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È per questo che non si può comodamente etichettare come prodotto di stupidità o analfabetismo qualsiasi dubbio, paura o diffidenza, soprattutto quando questi ultimi sono anche il risultato della sfiducia che le classi dirigenti hanno generato nei cittadini e del tradimento di chi avrebbe dovuto avere il compito di insegnare e di comunicare. E oggi sarà anche eretico dirlo ma grandi responsabilità le ha anche una comunità medica che ha fatto della presunzione e dell’arroganza due delle sue caratteristiche principali, come se le verità medico-scientifiche di oggi fossero la sola, unica, immutabile Verità e non anche il frutto degli errori del passato, come se il metodo scientifico non fosse basato sulla falsificabilità.