Nelle ambizioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza le misure per il diritto allo studio dovrebbero da un lato ampliare l’accesso all’università degli studenti meritevoli e bisognosi, dall’altro superare il gap con gli altri Paesi Ue nel numero di dottorati di ricerca conseguiti in Italia, oggi tra i più bassi nell’Unione europea: secondo le statistiche armonizzate di Eurostat, riportate dal documento del Pnrr del 2021, in Italia soltanto una persona su mille nella fascia di età da 25 a 34 anni completa ogni anno un corso di dottorato, rispetto a una media Ue di 1,5 (2,1 in Germania).
Nascono con la volontà di colmare i ritardi gli investimenti dedicati nell’ambito della Missione 4, che finanziano l’incremento delle borse di studio e dei cosiddetti dottorati «innovativi». Un filone, quest’ultimo, che corre lungo un doppio binario. Alcuni dottorati innovativi puntano a spingere l’efficacia delle azioni delle amministrazioni pubbliche, incidendo sulla quota di personale con alte specializzazioni nelle materie Stem, e l’efficientamento della gestione e dello sviluppo del patrimonio culturale del Paese. Altri scommettono sulla risposta ai fabbisogni di innovazione delle imprese.






