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Se il caos persiste, dobbiamo aspettarci misure ancora più radicali per realizzare questa visione, piuttosto che un timido ritorno al passato
Un piano, per quanto audace, non garantisce né un'esecuzione impeccabile né un successo assicurato. Lo abbiamo già sottolineato in passato, analizzando la raffica di ordini esecutivi dell'amministrazione Trump e la visione che li sottende. Ma il fatto che il piano sembri vacillare non significa un ritorno al passato pre-Trump. Tutt'altro: in alcuni casi, siamo letteralmente agli antipodi. Il panorama commerciale globale è un caos. Le tariffe imposte dagli Stati Uniti hanno aperto spazi per ricostruire industrie strategiche e negoziare accordi più vantaggiosi, ma l'approccio on/off e a somma zero di Trump ha generato un'instabilità senza precedenti. Le promesse di nuovi accordi commerciali restano per ora solo parole: i negoziati con la Cina, dopo una pausa parziale sulle tariffe, e nonostante l'amichevole telefonata di ieri tra i due leader, sono di nuovo in stallo, con Trump che accusa Pechino di violare gli accordi di Ginevra e la Cina che risponde trattenendo le terre rare dalle catene di approvvigionamento USA, mentre il bando globale sui chip Huawei esaspera le tensioni. Anche con l'Europa, i negoziati commerciali sono fermi al palo. Persino gli attesi accordi con Giappone e India non hanno fatto passi avanti; solo il Regno Unito ha firmato, per ora.






