Intervista all’autore in tour per promuovere l’uscita europea del suo La casa sull’albero di 104 piani, ultimo capitolo della saga in cima alle classifiche di tutto il mondo
di Rita Balestriero
Arrivato a Milano poco dopo le elezioni in Australia, Andy Griffiths commenta soddisfatto la vittoria di Anthony Albanese, il neo presidente fino a poche settimane prima dato come perdente. “Il candidato conservatore ha fatto l’errore di modellare la sua campagna su Trump: all’inizio sembrava una strategia vincente e poi l’ha portato alla sconfitta”.
Nato a Melbourne, accento aussie marcato, beve caffè per combattere il jet lag. È in tour per promuovere l’uscita europea del suo La casa sull’albero di 104 piani, ultimo capitolo della saga in cima alle classifiche di tutto il mondo, 200.000 copie vendute solo in Italia. Un caso editoriale, che all’inizio ha sorpreso anche lui e l’illustratore Terry Denton – che poi sono anche i protagonisti dei libri. “Per anni le nostre storie sono state vendute solo in Australia e ormai ci eravamo convinti di avere un umorismo troppo ‘locale’, difficile da comprendere all’estero. Poi, all’improvviso, è cambiato tutto e abbiamo avuto la prova che le avventure di Andy e Terry, invece, sono universali”.








