Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:24
“Mi sono svegliato col rumore delle forze israeliane che entravano in casa mia dopo aver fatto un buco nel muro. In pochi istanti, un cane con una telecamera sulla schiena mi ha attaccato, mordendomi alla spalla e affondando i denti fino all’osso. Mi ha trascinato fuori mentre urlavo di dolore. I soldati ridevano e non hanno fatto nulla per aiutarmi o curarmi”. Questa testimonianza viene da Dawlat al-Tanani, una donna di 60 anni sfollata nel campo di Jabalia, nel nord di Gaza. Il suo racconto è uno dei tanti casi raccolti da Euromed Monitor contro lo Stato olandese, responsabile – a loro dire – di non aver fatto nulla per fermare il continuo invio di cani militari dall’Olanda verso Gaza e le prigioni israeliane. “Animali usati come oggetto di tortura, di atti sessuali con i prigionieri, per terrorizzare la popolazione a Gaza”. Un rapporto ora utilizzato da una una coalizione di 10 Ong per accusare Amsterdam di non aver prevenuto il genocidio in corso a Gaza, autorizzando l’invio dei cani militari e di continuare a esportare delle componenti degli F35 americani, utilizzati poi a Gaza.
Lo scorso dicembre un primo ricorso davanti al Tribunale dell’Aia è stato rigettato. Ora siamo all’appello. Ieri la difesa ha depositato la sua requisitoria, a fine giugno ci dovrebbe essere la prima udienza. “Sono ottimista – dice Lydia De Leew di Somo, la Fondazione per la ricerca sulle multinazionali, una delle 10 Ong che ha avviato il processo – i Paesi Bassi hanno adottato una misura del tutto inadeguata, che non soddisfa in alcun modo gli obblighi previsti dalla Convenzione sul genocidio e dalle Convenzioni di Ginevra. Non si può continuare a inviare armi a uno Stato che è stato credibilmente accusato di genocidio e addurre come scusa l’indagine dell’Uu per assolversi dalle proprie responsabilità”. Una sentenza olandese del febbraio 2025 aveva già deliberato che ci fosse il rischio che le componenti degli F35 – poi esportati dagli Usa a Israele – fossero usate nei combattimenti a Gaza.






