La cedolare secca per gli affitti continua a riscuotere successo tra i contribuenti. Sono sempre di più i proprietari che decidono di affittare le case con la tassa piatta. Con la cedolare non solo il reddito derivante dall’immobile non è rilevante ai fini dell’Irpef, ma consente anche di sostituire tutti gli oneri fiscali sull’affitto – come le addizionali regionali, l’imposta di bollo e quella di registro - con un’unica imposta sostitutiva. Le aliquote applicabili sono tre e variano a seconda del tipo di contratto: 10%, 21% e 26%.
L’opzione per la cedolare, ricorda l’Agenzia delle entrate, può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 - uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze.
Scegliendo la tassa piatta, il locatore rinuncia alla facoltà di chiedere l'aggiornamento dell’affitto pur in presenza di una variazione dell’inflazione.
I risultati
Dalle ultime statistiche del ministero dell’Economia sulle dichiarazioni dei redditi 2024, si registra un imponibile complessivo di 21,6 miliardi di euro, l’8,6% in più rispetto al 2022. Il gettito effettivo ha superato i 3,7 miliardi sull’anno precedente.









