Dopo la sentenza che ha annullato la circolare dell’Interno sull’identificazione degli inquilini, quali regole bisogna rispettare per gli affitti brevi? Si è detto che la pronuncia del 27 maggio del Tar del Lazio ha riabilitato la prassi delle keybox, le scatolette porta chiavi finite nel mirino di molti sindaci di città turistiche. In realtà le cose sono più complesse.
L’identificazione degli ospiti
Anche dopo la pronuncia del Tar, resta l’obbligo previsto dall’articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). Secondo questa norma, i locatori possono dare alloggio solo a persone munite di un documento d’identità e devono comunicare le generalità degli ospiti alla questura entro 24 ore dall’arrivo (o entro sei ore in caso di soggiorni non superiori a 24 ore). L’obbligo vale anche per la locazione parziale di una casa e per la sublocazione. Idem per i gestori di alberghi e altre strutture ricettive.
La comunicazione va effettuata sul portale Alloggiati della Polizia di Stato.
La circolare del ministero dell’Interno del 18 novembre 2024 – ora annullata dal Tar del Lazio – aveva bocciato le procedure di check-in da remoto. Queste le parole esatte: «Appare con chiarezza che la gestione automatizzata del check-in e dell’ingresso nella struttura, senza identificazione de visu degli ospiti, si configuri quale procedura che rischia di disattendere la ratio della previsione normativa».






