Iniziato il countdown verso The World’s 50 Best Restaurants 2025. Come ogni anno, infatti, con alcuni giorni di anticipo rispetto alla classifica principale è stata rilasciata la classifica cadetta. Ovvero la lista che mette in fila i ristoranti dal 51° al 100° posto nella classifica globale dei migliori del mondo: è il primo assaggio dell’annuale appuntamento con la grande cucina internazionale. La seconda portata — quella con i magnifici cinquanta — arriverà il 19 giugno a Torino, città scelta per ospitare l’edizione 2025 della cerimonia. Una lista che ogni anno ridisegna la geografia della creatività in cucina, tra conferme, scivoloni e nuovi fuochi accesi in angoli inaspettati del pianeta. E che quest’anno, pur con un nome che guarda e parla al mondo, si è riaccesa nuovamente di sapori e nomi italiani.

Al posto numero 92, infatti, ha esordito in classifica Jessica Rosval con il suo Al Gatto Verde. La Rosval è una di quelle figure che raccontano il futuro della cucina con una voce chiara e un coltello affilato, poca sorpresa che sia stata notata dai votanti della The World’s 50 Best Restaurants. Cittadina del mondo, porta a tavola una cucina coinvolgente, etica e green che incontra tutti i punti cardine più importanti della dialettica contemporanea di settore. Canadese, trapiantata in Emilia, ha iniziato a cucinare da giovanissima e ha affinato il suo percorso passando da ristoranti francesi a quelli più iconici d’Europa. Il passaggio decisivo è stato l’ingresso nella squadra dell’Osteria Francescana a Modena, dove ha lavorato al fianco di Massimo Bottura e ha sviluppato una visione personale, concreta e inclusiva. Oggi guida la cucina di Al Gatto Verde, raffinata insegna contemporanea all’interno di Casa Maria Luigia, e il suo nome è legato anche a un progetto sociale rivoluzionario, Roots, nato per formare donne migranti e accompagnarle verso l’indipendenza. Rosval non è quindi, come più volte riprovato, soltanto una cuoca premiata e talentuosa, è anche un esempio di come l’alta cucina possa diventare strumento di impatto culturale. La sua cucina è un dialogo costante tra memoria e invenzione, tra il gesto artigianale e il pensiero etico. Al Gatto Verde il racconto, del territorio e con le persone, con il senso stesso del mestiere è all’ordine del giorno.