Belgrado — Quando arrivo davanti alla sede di Rts, la radiotelevisione di Stato della Serbia, l’atmosfera è quella propria di una festa urbana, più che di un presidio. La sede è avvolta dagli striscioni, lassù nell’angolo ne riconosco subito uno con la scritta Jaaoo, l’esclamazione diventata virale — anche grazie alla canzone del producer SevdahBABY — quando uno speaker di Radio Belgrado ha letto un comunicato del governo in tono sarcastico, infrangendo la comunicazione istituzionale.

Gli studenti sono intenti a vendere magliette, spille e adesivi per autofinanziarsi; alcuni indossano una pettorina catarifrangente gialla, fanno parte del servizio d’ordine. Capita di incrociare alcuni veterani di guerra, si riconoscono dal berretto rosso e dalle rughe sul viso. Compare anche la bancarella di uno zbor, un’assemblea civica nata sulla falsariga di quelle universitarie.

Nel sole primaverile di Belgrado, tra i colori dei cartelli e il vociare delle persone che si sono radunate qui per sostenere, partecipare, curiosare, dilaga un entusiasmo raro e prezioso, quello per l’amore verso una causa.

Uno studente in presidio (Samantha Colombo)

Breve riassunto. Tutto inizia alle 11:52 del 1° novembre 2024, un’ora e una data diventati simbolo delle proteste: il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, da poco inaugurata con grande solennità, uccide sedici persone.