Tra satira e radicalità, racconta a d un’America dove tutto è ormai “post”: post-Black Power, post-Obama, post-Black Lives Matter
di Laura Piccinini - foto di Ina Lounguine
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Molto vicina alla cultura black, ma troppo bianca per essere incazzata nera. Danzy Senna ha la distanza di sguardo giusta per fare il punto sull’America-mondo che oramai è post tutto: post-Black Power, post-Obama, post-Black Lives Matter. E ora anche post-Woke, perché non è andato a buon fine neanche quello. È la scrittrice losangelina di cui tutti parlano per il suo Colored television, romanzo satirico e superempatico sulla classe creativa black alle prese con questioni di razza, classe, pregiudizi residui e con la ricerca della fucking diversity, che fino a poco fa pareva il fattore magico per dare un refresh a cultura e algoritmi.
Figlia di coppia mista militante, gioca con le parole a rischio che ci fanno impazzire. Sia che scriva di come Kamala Harris sia stata accusata da Trump di essersi fabbricata un’identità nera o del Mulatto Millennium, delle élite con i dreadlock e dei Rich Negro di LA. Senna insegna ai suoi studenti della California University (e ai figli avuti con il pezzo da Novanta della letteratura Percival Everett) a guardare il mondo senza rassegnazione né vittimismi. Lei e il marito erano entrambi nella lista Pulitzer e lo ha già preso lui. Ma fareste bene a non vedere l’ora di leggere lei quando il libro uscirà anche in Italia per Neri Pozza. Editore che, nell’attesa, ce l’ha fatta conoscere per questa intervista.






