Un taglio ancora, insieme alle nuove proiezioni. Poi, secondo diversi analisti, niente più. La Banca centrale europea potrebbe chiudere nella sua riunione di giugno non soltanto la fase restrittiva, ma anche quella di normalizzazione della politica monetaria. Un costo del credito del due per cento corrisponde a un tasso reale negativo, o comunque pari a zero: la Bce è pieno in territorio neutrale, se si ipotizza un tasso di crescita potenziale dello 0-0,5 per cento. Se non ci saranno shock sulla crescita – che non si possono escludere – si potrebbe aprire una nuova fase.

La situazione complessiva di Eurolandia sembra innanzitutto permettere un nuovo taglio. L’inflazione di maggio è apparsa pari, nel dato flash, all’1,9%, il minimo da giugno 2021, mentre l’inflazione core è calata al 2,4% come ha gennaio del 2022. Un singolo dato, relativo al passato, significa molto poco, ma se letto insieme ad altri elementi dà davvero un via libera a un nuovo taglio.

Il dettaglio dell’inflazione core fortifica questa valutazione. I prezzi dei beni manifatturieri – escludendo l’energia – sono aumentati dello 0,6%, una velocità costante da diversi mesi; mentre quelli dei servizi, a lungo ostinatamente in crescita del 4% (il ritmo registrato anche ad aprile) hanno improvvisamente rallentato al 3,2 per cento. Anche in questo caso non c’è ancora una tendenza chiara e occorrerà osservare gli andamenti futuri – il rischio di una ripresa dell’inflazione resta rilevante – ma l’indicazione è rassicurante.