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Ultimo aggiornamento: 17:20

“Che motivo c’era di arrestarlo se le forze dell’ordine lo conoscevano bene e sapevano chi fosse e che tipo di patologia avesse? Era davvero necessario utilizzare quella pistola elettrica?”. È l’interrogativo che si pone Andrea Zappone, padre di Riccardo, il 30enne morto martedì mattina a Pescara per un arresto cardiocircolatorio sopraggiunto dopo l’utilizzo del taser da parte della polizia. Tutto questo mentre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, annuncia accertamenti sull’accaduto. Il giovane, con un lungo passato di tossicodipendenza, è deceduto in ospedale a Pescara dopo essere stato arrestato dagli agenti sulla Strada comunale Piana.

Le parole del padre – In un’intervista al quotidiano il Centro il padre del 30enne assicura che farà di tutto per “conoscere la verità” su quanto accaduto sottolineando che “Riccardo non aveva problemi cardiologici“. Andrea Zappone, noto docente di musica, si chiede anche se “non era opportuno che fosse chiamato il 118 e ordinato il ricovero in trattamento sanitario obbligatorio come era stato fatto le altre volte”. Riccardo, spiega, era “psicotico“: “Vuol dire che aveva delle reazioni e dei comportamenti difficili da capire – aggiunge – noi familiari ce l’abbiamo messa tutta, l’abbiamo sempre aiutato, ma si sa che quando le cose si trascinano per lungo tempo rischiano sempre di passare in secondo piano. E quelle sostanze che prendeva lo devastavano”.