«Che motivo c’era di arrestarlo se le forze dell’ordine lo conoscevano bene e sapevano chi fosse e che tipo di patologia avesse? Non era opportuno che fosse chiamato il 118 e ordinato il ricovero in trattamento sanitario obbligatorio come era stato fatto le altre volte? Era davvero necessario utilizzare quella pistola elettrica?». È la domanda che non dà pace ad Andrea Zappone, padre di Riccardo, il trentenne morto a Pescara dopo essere stato raggiunto da una scarica di Taser durante un intervento della polizia. Una morte ancora tutta da chiarire, un dolore che si trasforma in bisogno di risposte.