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Il ministro Piantedosi: "È una tragedia che ci addolora, faremo accertamenti"
© Ansa
"Mio figlio era una persona fragile, poteva essere soccorso". Parla così a il quotidiano abruzzese Il Centro il padre del 30enne di Pescara morto per arresto cardiocircolatorio poco dopo essere stato colpito con taser da un poliziotto all'interno della Questura. "L'avevo sentito al telefono poco prima, era agitato", racconta il genitore distrutto dal dolore, rimpiangendo il fatto di non essere subito intervenuto. "A ripensarci adesso, - confessa nell'intervista, - forse avrei dovuto dare maggiore importanza a quella telefonata e non lasciarmi prendere dall'abitudine davanti alle cose senza senso che diceva". Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell'Interno Piantedosi. "È una tragedia che ci addolora, faremo accertamenti", ha dichiarato.
"Mio figlio - aggiunge il padre ricordando il primogenito - era un soggetto psicotico, aveva delle reazioni e dei comportamenti difficili da capire e non era facile da gestire nonostante tutta la nostra volontà e disponibilità". Il trentenne viveva da solo ed era seguito dal Centro di salute mentale di Chieti, anche se rifiutava ogni tipo di cura. "Lui viveva per la strada, in casa non c'era mai, usciva la mattina e non si sapeva dove andasse", riferisce il genitore.






