PADOVA - Una statuetta in onice cade all'improvviso da un balcone colpendo tragicamente in testa una ragazza piena di sogni. Otto mesi dopo emerge che la responsabilità di quella morte così assurda sarebbe di un tredicenne che già in passato aveva lanciato oggetti in strada, ma i suoi genitori sarebbero rimasti in silenzio. È possibile non provare alcuna rabbia nei confronti di quella famiglia o quantomeno del destino? La risposta è sì, ascoltando le parole lucide e pacate di Livio Rousseau.
Era il ragazzo della padovana Chiara Jaconis, era accanto a lei quel maledetto pomeriggio del 15 settembre 2024 e le aveva regalato quella vacanza a Napoli per il suo trentesimo compleanno. Ora, pochi giorni dopo la rivelazione delle carte della Procura dei Minori, Livio parla per la prima volta e ripercorre tutto. Tantissimi ricordi e un concetto ribadito più volte: «Non provo rabbia, adesso voglio solo andare avanti. Per Chiara».
La prima inchiesta è stata chiusa: il responsabile sarebbe un ragazzino già problematico, non imputabile vista l’età. Intanto resta aperta l’inchiesta della Procura ordinaria che vede indagati i genitori. Se lo aspettava?
«Avevo il sospetto che quella statuetta non fosse caduta da sola. In ogni caso ora non sto né meglio né peggio, tanto nulla mi ridarà indietro Chiara. Una parte di me è contenta che l’indagine sia andata avanti, un’altra si pone sempre la stessa domanda. Tra tutti i momenti in cui poteva cadere quella statua, perché proprio quando c’era Chiara lì sotto?».






