di Carmelo Zaccaria
Nel calcio le rivoluzioni non pagano, si presentano quasi sempre come “flop” annunciati. Il club Psg degli arabi ha provato a ribaltare a più riprese i vertici aziendali, comprando l’impossibile sul mercato e dilapidando fiumi di denaro, ma è riuscito a vincere la Champions solo quando ha rinunciato ad accaparrarsi l’ennesimo mostro sacro da esibire in pubblico, mettendo al centro del progetto una squadra di giovani talenti, dotati di piede ed affamati di gloria. Anche nel calcio per vincere c’è bisogno di buon senso e di audacia.
L’annus horribilis della Juventus, appena concluso, ne è la riprova. La delusione è stata tanta, nonostante la stentata qualificazione in Champions l’abbia un po’ addolcita. La migliore traduzione di questa annata fallimentare sta nella presunzione di poter realizzare a tutti i costi una rivoluzione, senza che ce ne fosse alcun bisogno. La sbadataggine e la protervia della diabolica accoppiata composta da insigni professionisti della finanza, completamente ignari delle logiche pallonare, e da un improvvido dirigente sportivo, il rampante Giuntoli, rivelatosi, almeno per ciò che si è visto, un indistinto dilettante allo sbaraglio, si è resa colpevole di incredibile misfatto.







