Fondi europeidi Raffaella Coletti e Andrea Filippetti *4 giugno 20254' di lettura4' di letturaLa politica di coesione si trova al crocevia più complesso della sua storia. In attesa delle nuove proposte della Commissione europea per il post 2027, previste per l’estate 2025, abbiamo raccolto in un e-book alcuni spunti di riflessione sul passato e sul futuro. A partire dalle nuove esigenze comunitarie tra politica industriale e difesa, passando per la sostenibilità e le possibilità di allargamento dell’Unione. L’iniziativa fa parte del progetto Cohesion4climate finanziato dalla Commissione europea e realizzato dal Sole 24 Ore, Issirfa-CNR, Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa; Monithon. Il testo che qui proponiamo è l’introduzione del volume. Buona lettura. --------------Dallo scoppio della pandemia al susseguirsi di tensioni internazionali legate alla crisi energetica, il conflitto in Ucraina e in Medio Oriente, e da ultimo la politica maldestramente e confusamente aggressiva della nuova amministrazione americana, abbiamo preso atto che il mondo sta cambiando, e rapidamente. Lo ha preso atto anche l’Unione Europea e la nuova maggioranza che nel parlamento sostiene la nuova Commissione di Von der Leyen. Una serie di interventi si è susseguita indicando progressivamente nuove priorità ritenute vitali, abbandonando di fatto una logica multilaterale, atlantica e di integrazione internazionale, in favore di nuovi concetti di chiara matrice geopolitica, quali la sovranità tecnologica e l’autonomia strategica e, da ultimo, la difesa. I cambiamenti stanno avvenendo repentinamente e questo è un problema per la UE per almeno due ragioni chiave. In primis, il processo decisionale della UE è per sua natura, e garanzia per tutti gli Stati Membri, anche i più piccoli, lento e complesso. Secondo, la Commissione dispone di un bilancio che dal punto di vista quantitativo è marginale, circa il due per cento del Pil europeo, nonché ingranato nel sistema della programmazione settennale. È un bilancio pensato per gli investimenti sulle politiche di lungo periodo, come la ricerca scientifica o la coesione territoriale, e non per i giorni di pioggia, ossia per interventi che coprano eventi inaspettati, non prevedibili e non programmati. In questo contesto si sta discutendo del futuro del bilancio europeo, nonché della politica di coesione per il periodo di programmazione post 2027. Questa ultima, lo ricordiamo, è uno dei pilastri del progetto di integrazione e prevede lo stanziamento di fondi a favore delle regioni più svantaggiate, al fine di favorire un accelerazione del loro tasso di sviluppo economico con lo scopo ultimo di favorire la coesione e la giustizia sociale, e non sacrificare queste ultime sull’altare dell’efficienza del mercato comune. Evidentemente una ricalibratura della coesione non può non risentire del nuovo panorama geopolitico in cui la UE si trova e dovrà districarsi nei prossimi anni. Sulla base di queste considerazioni, e sulla scorta della recente proposta europea di revisione della coesione di medio termine presentato dalla Commissione di recente , è possibile avanzare qualche ipotesi sulla forma che la nuova politica di coesione assumerà.Un tesoretto invitanteUna premessa fondamentale va fatta in termini di risorse. Il susseguirsi di programmi, comunicazioni e intenti della Commissione devono, molto banalmente, trovare una copertura finanziaria. In un momento di difficoltà di molti Stati Membri, e con la necessità nel prossimo bilancio di avviare la restituzione del debito contratto per finanziare il Next Generation EU, le risorse della politica di coesione, pari ad un terzo del bilancio europeo, costituiscono un tesoretto invitante. Non a caso durante la pandemia una parte delle risorse stanziate dalla UE per sostenere l’economia è venuta da una riprogrammazione straordinaria proprio dei fondi di coesione non spesi dalle regioni. Lo stesso sta avvenendo per l’implementazione di alcuni programmi legati alla nuova politica industriale europea. Mentre parte di questa la stanno finanziando gli Stati con gli aiuti di stato, un’altra parte è finanziata con i fondi della politica di coesione. C’è dunque da scommettere che tra coesione e politica industriale di celebrerà un matrimonio di interesse in cui la prima cercherà il più possibile di evitare che le regioni meno avanzate vengano lasciate indietro negli investimenti industriali e tecnologiche, e la seconda avrà come ritorno una disponibilità di risorse per finanziare detti investimenti.
La coperta troppo corta della politica di coesione europea tra sovranità tecnologica, autonomia strategica e difesa
La politica di coesione si trova al crocevia più complesso della sua storia. In attesa delle nuove proposte della Commissione europea per il post 2027,...






