La parola “cruciverba” compie il suo primo secolo proprio quest’anno. Fu coniata nel 1925 da Valentino Bompiani ed era ricalcata sul nome americano del gioco: crossword. Cross, cruci; word, verba. Inventato nel 1913, il crossword puzzle era giunto in Europa nel 1924 e in Italia era stato nominato con una traduzione più distesa: “indovinello di parole incrociate”, di cui “cruciverba” è stata sintesi geniale, uguale al singolare e al plurale. I parlanti che usano il plurale “cruciverbi” (qualcuno c’è) non sono destinati a primeggiare nel gioco. ?La fotografia di un “Crossword Party” londinese del 1924 – poi ripresa in una favolosa copertina di Achille Beltrame per la Domenica del Corriere – mostra una sala da ballo in cui campeggia un grosso schema: i ballerini dovevano risolvere mentre volteggiavano, cioè “Ballando con le caselle”. La foto testimonia che sin dal suo primo arrivo in Europa il cruciverba ha cercato di diventare, da gioco individuale, un cimento da spettacolo, intuizione portata a una sua perfezione televisiva da Gianni Boncompagni, con i cruciverboni domenicali.
Un’ispirazione diversa porta all’idea di Cruciverba Volant. Si tratta di addensare parole relative a un certo argomento – per esempio il quotidiano la Repubblica, le sue testate e le sue firme – in uno schema, che da vuoto viene proiettato su un grande schermo. Sul palco, nelle vesti di Sfinge sta l’autore del cruciverba; in quelle di Edipo, un esperto della materia come, nel caso di Repubblica, il vicedirettore emerito Gregorio Botta. In platea, il pubblico, nella veste tutt’altro che passiva di coro, munito di un cartoncino con lo schema da riempire. Edipo chiede alla Sfinge una definizione alla volta e, se conosce la soluzione o gli viene suggerita dal pubblico, la scrive su un tablet che la farà apparire sullo schermo. Le parole nello schema daranno spunto a chiacchiere, aneddoti, ricordi e curiosità sull’argomento: parole che si incrociano nello schema e parole che si incrociano tra palco e platea.






