RIO DE JANEIRO – Alle 9 (le 14 italiane) si è alzata la mongolfiera del Wwf con su scritto "azioni, non aria fritta". Alle nove e mezzo, davanti ai fucilieri della Marina in tenuta di gala, sono state issate le bandiere dell’Onu e del Brasile mentre una banda musicale di bambini brasiliani rappresentava le speranze per il futuro e il viavai di limousine con aria condizionata ricordava le contraddizioni del presente. È cominciata così la seconda conferenza mondiale sull’ambiente, Earth Summit, il più imponente raduno sui temi ecologici della storia. Nella sala delle assise plenarie del Riocentro si sono ritrovati i rappresentanti del Canada e del Burundi, dell’Estonia e della Croazia: 178 Paesi, mettendo nel conto Stati plurisecolari e nazioni di fresca nomina. Uno schieramento imponente, un ricostituente per i delegati provati dalle estenuanti trattative preliminari che hanno visto sfaldarsi il fronte verde europeo e irrigidirsi il governo statunitense su posizioni contrarie ad impegni sulla protezione del clima e della biodiversità. Adesso, anche se il Riocentro è ancora un cantiere in allestimento e sul corridoio percorso da 115 capi di Stato e 10 mila delegati campeggia l’appello "sviluppo e ambiente" mancante delle ultime lettere, per lo meno il gran ballo è iniziato e il sollievo è tangibile. I dodici giorni della conferenza sono pochi per salvare il mondo, ma sufficienti per misurare la volontà di cambiar rotta.
Il Summit della Terra: “Il Pianeta ormai è in trappola, dobbiamo liberarlo insieme”
A Rio de Janeiro, la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sui temi ambientali da cui nacque l’Agenda 21, il documento di obiettivi programmatici sottoscritto…







