di
Claudio Bozza
Le mille combinazioni di voto tra Schlein e Renzi. Tra i riformisti dem i mal di pancia più forti per i quesiti sostenuti dalla Cgil. E Alfieri? «Referendum evitabile? Sì»
C’è chi dice sì, c’è chi dice no, chi opta per il nì e chi non ritirerà la scheda. Nel centrosinistra, alias Campo largo, sono quasi infinite le combinazioni di voto al referendum dell’8 e 9 giugno. E il ventaglio dei sì varia da 1 a 5. Le divisioni più palesi, ancora una volta, si registrano nel Pd, dove le varie anime segnano distinguo di cui si fatica a prendere appunti. Al timone, al fianco della Cgil e di Avs, c’è Elly Schlein con i suoi granitici 5 sì.
La segretaria incalza la premier: «Dica chiaramente se andrà a votare». Ma nella galassia della segretaria si registra subito l’enigma di Stefano Bonaccini. Come voterà il presidente del partito, già leader dei riformisti? «Preferisce non parlarne», racconta chi tra i «compagni» ha provato a stanarlo. Più sicuro non scoprirsi: rinnegare la stagione del Jobs act, per un ex fedelissimo di Renzi, farebbe sì felice Schlein, ma manderebbe su tutte le furie l’ala riformista. E il contrario succederebbe se Bonaccini ufficializzasse un no ai quesiti sul lavoro. L’enigma è quindi destinato a rimanere tale.










