Prima di tutto quanti, poi come.

La battaglia politica attorno ai referendum dell'8 e 9 giugno si sta consumando sull'affluenza. Per una considerazione molto semplice: il quorum che rende valido questo tipo di consultazione è il 50% degli elettori, una soglia mai raggiunta negli ultimi trent'anni. Tranne un'eccezione: il quesito sull'acqua del 2011.

Non a caso, le forze di centrodestra - contrarie ai prossimi referendum - stanno facendo campagna per l'astensione, mentre quelle di centrosinistra sono compatte sull'invito ad andare alle urne. Solo su quello, per la verità. Nel merito, seguire il navigatore del "chi vota come" significa inoltrarsi nel solito labirinto della politica italiana.

I quesiti sono cinque: quattro sul lavoro promossi dalla Cgil, sostanzialmente per abolire il jobs act, e uno sulla cittadinanza promosso da un comitato di cui fa parte Più Europa, per ridurre da 10 a 5 gli anni necessari ad ottenerla.

Il centrodestra è praticamente compatto, anche se c'è un distinguo: FdI, Fi e Lega invitano a disertare le urne, mentre “Noi Moderati andrà a votare - ha detto il segretario Mara Carfagna - e voterà cinque no”.