di
Adriana Logroscino
Le rassicurazioni dell’Eliseo sui vertici per l’Ucraina dopo le tre ore di faccia a faccia con la presidente Meloni
Cordiale, lungo, con l’imperativo, condiviso, di mettere da parte le frizioni e convergere. Nell’interesse dei due Paesi, che hanno bisogno di unire le forze. Al termine del vertice con il presidente Emmanuel Macron, Giorgia Meloni si dice «soddisfatta» per quello che, parlando coi suoi interlocutori, definisce «un colloquio franco e aperto».
Ora, è la linea che filtra da Chigi, si riparte «cooperando da pari, fianco a fianco, per massimizzare il valore aggiunto che ciascuna delle due nazioni può apportare su tutti i principali dossier europei ed internazionali». Per «contribuire più efficacemente a individuare soluzioni alle più rilevanti crisi internazionali». E quella precisazione, «alla pari», restituisce il senso di tre ore di faccia a faccia, prima della cena che dura un’altra ora. L’annuncio del vertice bilaterale in Francia a inizio 2026, che veniva rimandato da tempo, è il primo segnale concreto della distensione.









