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Nel luglio del 2022 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky realizzò che l’Sbu, il servizio di sicurezza dell’Ucraina, era infiltrato da agenti filorussi e che il suo direttore, Ivan Bakanov, non era ancora riuscito a cacciarli. Non era una bella situazione considerato che quattro mesi prima la Russia aveva cominciato l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Bakanov, con gli occhiali, una buona pettinatura e modi affabili, era un suo amico d’infanzia. Poi era diventato avvocato e aveva fatto parte del suo studio di produzione nel mondo dello spettacolo, e Zelensky quando era diventato presidente gli aveva affidato l’incarico di capo dell’intelligence perché si fidava di lui.

L’Sbu ha sempre avuto problemi di collusione con la Russia, difficili da sradicare. Nel 2014, dopo la rivoluzione antirussa del Maidan, la metà dei vertici dell’agenzia d’intelligence era scappata a Mosca perché non voleva restare nella nuova Ucraina. E anche all’inizio dell’invasione nel 2022 c’erano stati casi di tradimento. La città di Kherson nel sud fu occupata in pochi giorni dai russi perché due comandanti locali dell’Sbu passarono di nascosto ai soldati nemici le carte dove erano segnati i passaggi sicuri attraverso i campi minati e quindi, di fatto, li aiutarono a entrare in città.