Carlos: «La pallina era sempre in campo...»«Stasera tiravo tutto al 100% e la pallina era sempre in campo. Oggi è stata una giornata perfetta. Sono contento di tutto il mio tennis. Giocare un quarto di finale a Parigi non è mai facile. Sono entrato in campo concentrato e non ho mai fatto entrare Paul in partita». Queste le parole di Carlos Alcaraz dopo la vittoria contro Tommy Paul nei quarti di finale del Roland Garros 2025. «Questo torneo è speciale per me. Ogni anno le sensazioni sono sempre ottime. Voglio godermi questo momento e spero di andare avanti. Mi diverto sempre a giocare qui», aggiunge Alcaraz.
Rullo Alcaraz su PaulTutto facile per Carlos Alcaraz nel quarto di finale contro l'americano Tommy Paul: lo spagnolo vince 6-0, 6-1, 6-4 e centra la terza semifinale consecutiva al Roland Garros, dove giovedì incontrerà Lorenzo Musetti
Talento e gestione: il ragazzo è diventato grande(Gaia Piccardi, inviata a Parigi) Il ragazzo è diventato grande. Prima ancora del punteggio, quattro set (6-2, 4-6, 7-5, 6-2) che consegnano il talento di Lorenzo Musetti alla seconda semifinale Slam della carriera (dopo Wimbledon 2024), lo dice la gestione accorta della lunga crisi che permette a Frances Tiafoe di annettersi il secondo set, e di manovrare il gioco anche nel terzo. È vero che a Parigi è una giornata ventosa, nella notte è previsto l’arrivo di una perturbazione che renderà prezioso l’investimento del Roland Garros per dotarsi del futuristico tetto sul centrale, e il maestro di Carrara, indispettito dalle increspature che ne guastano la bellezza, permette che riaffiorino certi mali endemici: il fastidio di sé, per esempio, e il disgusto per un tennis che non sgorga più felice come nel primo set, dominato 6-2 grazie ai due break.Tra Musetti e Tiafoe, l’americano guascone che per due volte ha rischiato di arrivare in finale nel Major di casa, l’Open Usa, sopravvivono antichi rancori risalenti a un match dell’anno scorso a Cincinnati: l’americano vinse nettamente e, non contento, a fine partita fece verso il pubblico il gesto che le stelle dell’Nba, di cui è fan sfegatato, rivolgono al difensore che non riesce a fermare l’azione offensiva. Too small, troppo piccolo. Musetti non ha dimenticato. C’è da dire che l’arbitro lo grazia quando Lorenzo, al culmine del nervoso e della frustrazione, calcia una palla che colpisce la giudice di linea: per poco di più Djokovic fu clamorosamente squalificato dall’Open Usa 2020. A sostenere l’azzurro, sempre più lanciato verso il best ranking (numero 5 del mondo scavalcando Djokovic, ma molto dipenderà dai risultati di Parigi), oltre agli dei del tennis, Simone Tartarini, il coach che lo incontrò quando Lorenzo aveva otto anni e non l’ha più lasciato. Il soliloquio di quello che ormai considera un secondo padre, con gli anni è diventata una cantilena di sottofondo di cui il toscano non può più fare a meno.Musetti riemerge dalla foresta di fantasmi, sul 6-5 del terzo set approfitta della tensione che irrigidisce il braccio di Tiafoe al servizio: recupera con classe una palla corta che tende a morire nella terra del centrale, e la trasforma in un bellissimo rovescio (monomane, ça va sans dire) da posare con grazia infinita sulla riga di fondo. Il quarto, scavallate le difficoltà, è poco più di una formalità. «Match complicato, non è facile venire a capo di Frances con un vento così. È stata una battaglia, ho tenuto duro mentalmente anche se ero stanco, non so da dove ho pescati l’energia extra per aggrapparmi alla partita - dice il compagno di Davis di Sinner, impegnato domani nel suo quarto di finale con Bublik -. Diventare padre mi ha dato grandi responsabilità, ora mi approccio in modo più professionale anche al tennis. La mia famiglia è sempre nel mio cuore (qui l'intervista alla compagna Veronica, che aspetta il secondogenito ndr), anche quando non è presente, come qui a Parigi. Dite che ho classe? Beh noi italiani siamo eleganti per forza…». Poi scopre il braccio dal manicotto stile basket e indica il bicipite al pubblico.Muscoli e testa, con una buona dose di cuore. La ricetta del nuovo Musetti, che aggiunge il Roland Garros alla straordinaria striscia vincente sulla terra (sempre almeno in semifinale a Montecarlo, Madrid, Roma e Parigi), passa da qui. E Sinner ammette: «Lorenzo gioca un tennis totalmente diverso dal mio, forse anche più bello da vedere». Se serviva, ecco l’imprimatur del migliore.










