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Al momento di riscattare quei punti accumulati con le carte fedeltà in mesi o anni di spese in questo o in quel supermercato, la sensazione è di aver fatto un affare eccezionale: si ricevono premi per acquisti che avremmo fatto comunque. Ma le carte fedeltà convengono molto di più alle aziende che le propongono, che si assicurano una clientela fedele, un fatturato più stabile, e una marea di dati da cui attingere informazioni sul comportamento dei consumatori. Il tutto a fronte di costi che alla fine sono più che compensati.

Le carte fedeltà non sono una cosa recente. Nella forma in cui le conosciamo, la classica tessera di plastica con un codice a barre, hanno iniziato a diffondersi a partire dagli anni Novanta, contestualmente all’informatizzazione dei processi. Una forma rudimentale – ma ancora comune tra gli esercenti più piccoli che non hanno sistemi informatici sofisticati – è quella di cartone, con i timbri, i bollini o i fori.

Non sono ovviamente un’esclusiva dei supermercati: se ne trovano nei negozi di qualsiasi settore, da quelli di elettronica a quelli di cosmetici, da quelli di fai da te alle farmacie. Per forza di cose le iniziative più diffuse e di successo sono però dei supermercati, dove le persone fanno acquisti ricorrenti e spendono una quota considerevole del proprio budget mensile.