Caro direttore, l'omicidio della 14enne Martina Carbonaro e quello di altre giovani ragazze ad opera dei rispettivi fidanzati denota una fragilità intrinseca dei ragazzi di oggi che si manifesta attraverso il rifiuto della sconfitta. I ragazzi di oggi non sanno perdere. La società non li aiuta, la scuola neanche, la famiglia idem. Da ex insegnante ora in pensione e da ex allenatore di squadre giovanili ho sempre cercato di trasmettere un giusto valore alle cose ma capisco che oggi è molto più difficile. I giovani di oggi sono troppo fragili, spesso sono senza amici e gli unici modelli di riferimento che hanno sono quelli che imparano dai social o dalla televisione. Forse bisognerebbe insegnare loro che un rifiuto o una sconfitta non è la fine del mondo e che la vita ricomincia sempre da qualche altra parte. Ma chi lo fa? La scuola? La famiglia? Forse, ma non tutti e comunque non da prassi obbligatoria.
Lino Renzetti
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, generalizzare difficilmente aiuta a capire. I giovani non sono una categoria né un universo omogeneo. Anzi, mai come oggi, quello dei giovani è un mondo complesso e articolato al cui interno convivono individualità e realtà molto differenziate e distanti tra di loro. E ciascuna di loro merita un'attenzione diversa. Quanto alla fragilità, presunta o vera, dei giovani, personalmente la penso come Paolo Crepet: credo che questa etichetta che spesso viene appioppata al mondo giovanile sia una "furbata" degli adulti che cercano in questo modo di giustificare la loro incapacità di dare risposte adeguate ai loro figli.












