TREVISO - «È necessaria una verifica di maggioranza. Sono stanco di tutte queste uscite. Se si segue la linea della maggioranza, bene. Se non lo si fa, si va fuori. Però, in questo caso, si rivede anche la giunta perché non è possibile fare i separati in casa. Dopo due anni del resto è giusto verificare se la squadra guarda tutta dalla stessa parte». E un sindaco Mario Conte “lucidamente” furioso quello che si presente alle cerimonie per il 2 giugno. Sorridente, elegante nella sua fascia tricolore all’esterno ma ribollente all’interno per le frizioni e le tensioni che percorrono la sua maggioranza.

Non mischia l’ufficialità del momento con le turbolenze che stanno increspando i rapporti con Fratelli d’Italia, però tra l’alzabandiera in piazza Vittoria, i discorsi ufficiali in piazza dei Signori e la consegna delle benemerenze a palazzo dei Trecento, mette i puntini sulle “i” e bacchetta gli alleati. La crisi tra Lega e meloniani, in poche parole, entra nel vivo.Zone rosse e aiuti a Gaza, a Treviso alta tensione nella maggioranza tra Lega e Fratelli d'Italia. È scontro L’AFFONDO «Ho chiesto una verifica di maggioranza, con tutta serenità» rivela Conte sereno in superficie, furioso dentro. Le pressanti uscite dei consiglieri di FdI, su tutti Davide Acampora ma da ieri anche Alberto Ciamini (che ha ufficialmente chiesto una zona rossa in via Collalto come a dire che il centro non è adeguatamente presidiato), su questioni delicate come la sicurezza, lo hanno innervosito non poco. E quindi il primo cittadino passa al contrattacco: «Non ho problemi con i vertici di Fratelli d’Italia o con il capogruppo Bertolazzi. Invece per gli altri la questione è semplice: o vanno bene le regole della maggioranza, oppure ognuno per la propria strada».Conte oggi si vedrà proprio con Borgia, probabilmente ci sarà anche il segretario provinciale leghista Dimitri Coin, e metterà sul tavolo tutto ciò che non va con il gruppo consigliare di FdI. Per prima cosa non tollererà più le uscite estemporanee su temi su cui pretende coesione massima, come appunto la “sicurezza” e la “zona rossa”. Ha detto più volte che non è possibile chiedere di allargare il provvedimento senza prima avere il via libera del prefetto. Anzi: che è il prefetto l’unico autorizzato a estendere eventualmente i controlli e solo dopo adeguate relazioni da parte delle forze dell’ordine.Quindi continuare a chiedere pubblicamente di far diventare “zona rosa” questa via o quel quartiere, per Conte, crea solo inutili turbolenze. E non a caso ha più volte affermato che continuare a parlarne come stanno facendo alcuni esponenti di FdI sono solo modi per «aumentare il consenso elettorale». E chiederà a Borgia un intervento. LO SCENARIO «Non è possibile che ogni giorno ci siano dichiarazioni, puntualizzazioni da parte di qualcuno - rincara il sindaco - la linea politica dell’amministrazione è chiara, così come i patti con gli alleati». E pretende che tutti, questa linea, la rispettino. Oggi Conte vuole una resa dei conti: o la maggioranza si ricompatta, oppure bisognerà cambiare.La convinzione che serpeggia nella Lega è che in FdI si muovano più anime: chi lavora per consolidare l’alleanza, come il capogruppo Guido Bertolazzi, è chi vorrebbe un FdI più autonoma in giudizi e linea politica in virtù della forza dei consensi di cui gode il partito. E non sempre queste visioni combaciano.Ma Conte sul punto è categorico: «Chi non è d’accordo con la linea della maggioranza si deve considerare fuori». E qui cala il peso da novanta, la carta che fa suonare tutti i campanelli d’allarme possibili: «In questo caso però si rivede anche la composizione della giunta, perché non si possono fare i separati in casa». In ballo, insomma, tornano i posti degli assessori Gloria Sernagiotto e Rosanna Vettoretti. La crisi è servita.