PADOVA - «È un luogo vivo, di incontro e dialogo». Andrea Nante, storico dell'arte, definisce così il Museo diocesano di Padova che dirige dal 2000. Il suo curruclum è di altissimo profilo: ha lavorato al Centro Internazionale Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza, ha insegnato Storia dell'arte antica e medievale alla Facoltà di Architettura di Ferrara, Museologia e museografia all'Istituto di Scienze Religiose Giustiniani Marcianum di Venezia e dal 2013 tiene il corso di "Bibbia e arte" all'Istituto di Scienze Religiose di Padova. Collabora, inoltre, con l'Ufficio nazionale dei beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. Fin dall'anno in cui sono iniziate, nel 2002, è stato ideatore e curatore delle edizioni della Rassegna Internazionale di Illustrazione "I colori del sacro". Da un quarto di secolo Nante guida il museo della Diocesi di Padova, diventato un importante riferimento culturale non solo per la città.

Professor Nante, partiamo dalle origini del museo... «Nel 1973 venne istituito il Museo diocesano d'arte sacra San Gregorio Barbarigo con lo scopo di conservare e promuovere il valore culturale delle opere d'arte presenti nella Diocesi di Padova e appartenute a istituzioni o fondazioni religiose. Fu il primo embrione di un museo visitabile solo su richiesta».Nel 2000 ci fu la svolta. «Sì, venne ufficialmente aperta al pubblico l'attuale sede museale, grazie al contributo dello Stato per il Giubileo, che rese possibile il recupero di alcuni ambienti del Palazzo Vescovile e la loro trasformazione in sale espositive aperte al pubblico».Come si legano arte e religione? «L'arte è sicuramente una via per entrare nel "mistero", non deve però essere un mero pretesto per parlare di Dio; essa parla della vita e del vissuto di ciascuno di noi ed è per questo che sa essere spazio di incontro. Ricordo ancora quanto letto, anni fa, nei commenti in occasione della mostra "Donatello svelato. Capolavori a confronto", del 2015. I crocifissi del grande artista toscano, esposti nel nostro museo, si imposero in modo stravolgente allo sguardo dei visitatori e molti furono i commenti di persone laiche e non credenti, che nel corpo martoriato del Cristo videro la grande umanità, ritrovando la comune sofferenza, e lasciarono scritte le loro impressioni».Cosa provavano? «Stare vis a vis con tre opere del Donatello, anche per chi ha un approccio laico alla figura di Gesù, ha permesso di entrare in sintonia proprio con la sua umanità, che per noi credenti certo è anche molto altro, ma sicuramente ha reso possibile una riflessione da parte di chiunque sia entrato al museo. L'arte è un linguaggio che favorisce il dialogo e l'introspezione, ne sono prova le tante persone che in questi giorni visitano la mostra "Il Canova mai visto", dove viene presentata la ricostruzione del sepolcro monumentale di Louise von Callenberg».Il suo impegno è anche a livello nazionale: da oltre due anni ha un incarico di collaborazione con l'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana, che la porta ad essere frequentemente a Roma per un progetto nell'anno del Giubileo 2025. Come vive questa esperienza? «Il progetto che è stato presentato a Modena nelle scorse settimane comprende le iniziative speciali organizzate dalle diocesi italiane grazie alla partecipazione degli istituti culturali, musei, archivi e biblioteche ecclesiastiche. Il progetto dal titolo "Nel Tuo nome l'arte parla di comunità" punta a far comprendere l'intimo legame esistente tra la comunità e l'arte che nei secoli e ancora oggi è stata promossa da singoli e gruppi e che a noi è pervenuta come dono. Anche le diocesi del Triveneto partecipano al progetto nazionale con una proposta comune chiamata "Rigenerati nella speranza" che invita a riscoprire il significato e la bellezza di battisteri e cattedrali».Già, la bellezza dei luoghi religiosi. Che tesori troviamo in provincia di Padova? «Abbiamo tanti musei che consentono di conoscere e ammirare opere provenienti da luoghi inaccessibili. In questo senso va visto per esempio l'esperienza di Piove di Sacco. Il Museo Paradiso del capoluogo della Saccisica raccoglie e presenta opere di interesse artistico e religioso che Piove di Sacco può ancora oggi vantare, provenienti dal Duomo di San Martino e da chiese e conventi della città».Altri esempi in provincia? «Nel Museo del Duomo di Cittadella si trova una collezione di oggetti sacri per uso liturgico che affiancano capolavori di Jacopo Bassano e Andrea Da Murano che nulla hanno da invidiare a opere dei più rinomati musei».