Cosmetici, materiali a contatto con gli alimenti, indumenti e altro ancora. Sullo stop agli inquinanti eterni nei beni di consumo Bruxelles vuole accelerare, ma non per quelli utilizzati nei processi industriali per cui mancano alternative. E così, nell’individuare quali siano questi settori ‘esonerati’ dalla stretta ai Pfas, uno dei dossier più discussi in seno alla Commissione europea rischia di arrivare a un risultato inefficace. Tutto questo, mentre in Italia preoccupa l’iter di rinnovo dell’Associazione integrata ambientale, in corso da parte dell’ex Solvay (ora Syensquo) di Spinetta Marengo (Alessandria). Lo scorso 20 maggio si è svolta la terza riunione della Conferenza dei Servizi e i comitati chiedono di approvare l’Aia “con prescrizioni rigorose e non negoziabili”, affinché rappresenti un vero strumento di tutela. “È paradossale che uno stabilimento già noto per evidenti impatti sull’ambiente e sulle comunità locali operi ancora oggi in deroga per via delle autorizzazioni ambientali scadute da cinque anni” commenta a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Ungherese, esperto di Pfas e responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace. Che aggiunge: “L’inazione degli enti preposti è una macchia indelebile sul loro operato, a scapito della cittadinanza”.