Le regole attuali sugli inquinanti eterni non bastano, data la loro pericolosità, ma non sarà facile arrivare a una legge che punti a una graduale eliminazione dei Pfas negli usi non essenziali. I comitati dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) hanno detto la loro sulla proposta di restrizione delle sostanze per- e polifluoroalchiliche avanzata nel 2023 da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Passaggio fondamentale per consentire alla Commissione europea di adeguare la normativa. “I Pfas sono nocivi” e comportano per la popolazione e l’ambiente “rischi crescenti” che vanno controllati con nuove norme europee. Gli scienziati dei due comitati a cui è stata chiesta una valutazione raccomandano “un’ampia restrizione”, ma con una serie di differenze, che sono preludio di nuove battaglie. Il Comitato di valutazione del rischio (Rac) dell’Echa ha adottato il 2 marzo scorso il suo parere finale, sostenendo che un divieto totale degli Pfas sarebbe il modo più efficace per minimizzarne l’impatto, mentre le esenzioni porterebbero a “emissioni aggiuntive” e “rischi incontrollati”. È partita il 26 marzo, invece, la consultazione di 60 giorni sul progetto di parere – approvato il 10 marzo scorso – del Comitato di analisi socio-economica (Seac). In quest’altra analisi, più concentrata sull’impatto socioeconomico delle misure (e più attenta alle esigenze del mondo dell’industria, ndr), si pone l’accento sul fatto che, in assenza di alternative agli inquinanti eterni in diversi settori, un divieto generalizzato “probabilmente non sarebbe proporzionato”. Scena muta dall’Italia (Leggi l’approfondimento sui ritardi italiani), nonostante la Penisola faccia i conti con una delle più gravi contaminazione del continente, quella avvenuta in Veneto.
Pfas in Europa: gli esperti confermano i rischi ma valutano le esigenze industriali
I comitati dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche si esprimono sulla proposta di restrizione degli inquinanti eterni






