Cos'è Napoli per un napoletano doc e 'figlio d'arte' come Massimiliano Gallo? È una città unica, contaminata che contamina. Una città sempre in movimento come il suo mare. "A un artista un posto così dà un'enorme energia - dice l'attore protagonista di 'Questi fantasmi' di Alessandro Gassmann, vincitore come miglior film tv ai Nastri Grandi Serie - forse anche per il magma che probabilmente c'è sotto. Non a caso produce talenti nel teatro, nel cinema, nella musica e credo sia la città più identitaria, più antica e globalizzata che non si farà mai contaminare ma contamina. Se si pensa a un pezzo di Pino Daniele, è il brano più contaminato del mondo musicalmente, ma se ne senti poi solo tre note è anche il pezzo più napoletano possibile. I ragazzi africani ti chiamano subito 'papa' o 'mama', sono completamente integrati, qui l'immigrazione è una cosa naturale. A Piazza Garibaldi in un piccolo locale c'è uno che fa il kebab. Ora il kebab è sempre lo stesso dovunque vai, a Londra, a Parigi e New York, ma non qui. Non so come abbia fatto ma in questo posto in vetrina ci sono gli sfilatini invece che il solito pane arabo (pita). Ciò significa che tu ti sei fatto contaminare però a tua volta hai contaminato una cosa che non era riuscita a nessuna nazione al mondo. Questa è Napoli", Come vede il suo personaggio di Pasquale Lojacono? "L'ho immaginato come un puro, un uomo in buona fede. Alessandro Gassmann si è divertito poi, con una grande intuizione cinematografica, a mettere tanto ghost, tanto mistero in quest'opera facendo così pensare che forse lui, Pasquale, ci crede davvero ai fantasmi. Io ribadisco il mio personaggio l'ho pensato puro perché era l'unico modo per non giudicarlo in modo negativo. Potrebbe così essere visto come una persona che, rifiutando di vivere un dolore tanto grande, preferisce pensare all'impossibile e fuggire dalla verità". Perché Eduardo oggi è ancora così attuale? "Credo sia uno dei più grandi drammaturghi del secolo. Intanto è l'autore italiano più rappresentato al mondo, mentre riguardo la sua attualità - continua l'attore - è semplice da spiegare: è un artista che racconta temi universali come l'amore, la vendetta, la paura, la guerra e soprattutto la piccolezza dell'uomo. Spesso poi sono i suoi protagonisti maschili a essere quelli più deboli e questo con una visione molto moderna rispetto al ruolo femminile che invece spesso è di grande impatto, basti pensare alla sola Filumena Marturano che con la sua femminilità potrebbe essere paragonata a grandi personaggi come Medea. Credo insomma che De Filippo insieme a Checov ha raccontato le dinamiche familiari come nessun altro, è comunque un autore molto moderno e ogni volta che lo metti in scena ti rendi conto che le sue parole non sono parole morte, ma anzi scritte con un'anticipazione sui tempi come poteva fare solo un grande intellettuale. Faccio un esempio: 'Napoli milionaria' scritto immediatamente dopo la guerra. Ora di solito anche un intellettuale ci mette dieci anni per capire le macerie di una guerra, quelle interne, interiori, mentre lui ci riesce già quando gli alleati stanno ancora entrando quindi ha capacità di guardare avanti". Nel futuro? "Sto girando una serie per Netflix che finisce a metà luglio che si chiama 'La scuola' e racconta di una scuola militare e poi sto facendo tanto teatro. Da settembre riprendo 'Imma Tataranni' su Raiuno e poi ancora teatro".