L'esplosione vicino al pilone, la colonna d'acqua che si solleva in aria, i detriti che ricadono nello stretto di Kerch.
E a migliaia di chilometri, l'esultanza dei servizi di sicurezza ucraini dell'Sbu, che per la terza volta dall'inizio della guerra hanno rivendicato di aver colpito il Ponte di Crimea, il simbolo dell'occupazione russa dell'Ucraina. Un modo concreto, ma soprattutto simbolico, di rispondere al nulla di fatto dell'ultimo round di negoziati a Istanbul. E al memorandum russo per la fine della guerra che nelle sue proposte rappresenta una sostanziale richiesta di resa delle forze di Kiev, con la trasformazione del Paese invaso in territorio neutro tra Russia e Occidente.
Secondo l'Sbu, l'operazione per colpire il ponte è durata diversi mesi: per prima cosa, gli agenti hanno minato i pilastri della struttura e alle 04:44 del mattino ora locale, è stato attivato il primo ordigno. Durante l'esplosione, i supporti subacquei del livello inferiore sono stati gravemente danneggiati, sostengono gli ucraini precisando di aver utilizzato per l'attacco 1.100 kg di esplosivo. Come nei precedenti attacchi - nell'ottobre 2022 con un camion bomba e nel luglio 2023 con droni marini - anche stavolta le autorità russe hanno chiuso al traffico il ponte per diverse ore, prima di riaprirlo nel tardo pomeriggio.












