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Guido Olimpio

Nel mirino obiettivi sia strategici che dall’alto valore simbolico. Il ponte di Crimea era già stato colpito due volte dall'inizio dell'invasione russa, nel 2022 e nel 2023

Kiev, in attesa di un possibile assalto russo alle proprie trincee, ha lanciato una fase di operazioni speciali. Su ogni fronte. Prima i possibili sabotaggi ai treni, prendendo di mira uno strumento logistico fondamentale per la macchina bellica del Cremlino. Poi il raid multiplo di droni contro le quattro basi dei bombardieri strategici con molti velivoli in fiamme. Ieri l’attacco al ponte di Kerch, simbolo «politico» e linea di collegamento importante per la Crimea. Vista la cadenza è possibile che i servizi segreti dell’Sbu abbiano pronte nuove mosse per alimentare una campagna che da un lato dimostra l’efficacia dei propri uomini e dall’altro evidenzia debolezze della superpotenza che mantiene però l’iniziativa sul terreno tradizionale.

In cima alla listaGli ucraini hanno inserito il ponte al punto più alto della lista dei target di alto valore e per questo motivo hanno cercato di metterlo fuori uso in ogni modo e con qualsiasi mezzo. Una sfida nella sfida. L’8 ottobre del 2022 hanno provato da «sopra», affidandosi a un camion-bomba fatto detonare in mezzo alla carreggiata: esplosione documentata dai video, «botto» messo a segno dopo una paziente manovra di intelligence. Il secondo tentativo il 17 luglio del 2023, questa volta con il ricorso alla versione marittima di un drone-kamikaze lanciato a tutta velocità contro i piloni. Anche in questo caso il «lampo» è stato registrato dalle telecamere di sorveglianza. La struttura ha dovuto essere riparata ma è tornata in seguito operativa con grande sforzo di operai e ingegneri.