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Non lo fece Maometto, lo fa l’avidità moderna. Lo Stato egiziano si appropria del più antico monastero cristiano del mondo, tra interessi turistici e affari energetici

Ciò che non fece Maometto lo ha fatto Mammona. Una sentenza di un tribunale egiziano ha di fatto espropriato, dopo 1500 anni, il monastero di Santa Caterina sul Sinai, il più antico monastero cristiano esistente. Sarebbe facile incolpare l’Islam, come molti hanno fatto all'uscita della notizia. Ma il vero colpevole è un altro.

Sul Sinai, ai piedi del monte Horeb, secondo la tradizione Mosè incontrò il roveto ardente, incontrò il Dio indicibile che gli si manifestò. E gli diede le tavole della Legge. Proprio lì, in quel sito intriso di eternità, sorge il monastero di Santa Caterina. Ed è lì di certo dai tempi di Giustiniano, probabilmente da tempi ancora più remoti. Almeno 1500 anni di storia tessono un’aura sacrale intorno a quel luogo. Quel roveto ardente ha continuato a parlare la lingua di Dio, sussurrando con la sua voce ai primi cristiani. Maometto stesso inviò una lettera che garantiva protezione, fatto che salvò il monastero dalla successiva islamizzazione del paese. Da allora è un simbolo di convivenza pacifica, così rara, fra cristiani e musulmani. Neppure Napoleone nelle sue campagne tentò di sostituire la fiamma del roveto con quella del nuovo mondo rivoluzionario e delle sue nuove divinità. Nel 2002 il monastero è anche stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.