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Inaugurato ieri il colossale Gem alla presenza di al-Sisi

È il più grande museo dedicato a una singola civiltà del mondo e già questo basterebbe a raccontarne il rilievo. Ma il GEM, il Grand Egyptian Museum di Giza inaugurato ieri dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, vuole soprattutto anabolizzare le ambizioni dell'Egitto come attore protagonista dello scacchiere mediorientale. E per questo, per accreditare la sua grandeur regionale, il leader del Cairo ha invitato alla festa re, capi di stato, primi ministri, per un totale di 79 delegazioni, esibendo l'orgoglio di un Paese «ponte culturale tra tutti i popoli del mondo che hanno a cuore la cultura e la pace», come ha detto il portavoce di al-Sisi, Mohamed El-Shenawy.

Il GEM è l'opera del secolo, anzi del millennio in Egitto, la quarta piramide dopo quelle di Cheope, Chefren e Micerino, alle quali è collegata da un passaggio lungo due chilometri che i visitatori potranno utilizzare per spostarsi da un sito all'altro senza sciogliersi al caldo del deserto. Il GEM, progettato da un team di architetti guidato da Heneghan Peng Architects (HPARC) che ha vinto nel 2003 il concorso internazionale indetto l'anno prima dal governo egiziano, si presenta esternamente come un corpo monolitico non particolarmente affascinante, che lo fa assomigliare a un grande centro commerciale o a una stazione ferroviaria, ma - come spesso accade alle architetture non molto riuscite - il buio lo migliora. È comunque riuscito l'intendimento dei progettisti di integrare la struttura con il panorama