Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La convinzione dei Savoia sul risultato del referendum del '46. Il libro in uscita

Il mistero, o meglio l'intrigo, si concretizza il 5 giugno 1946. La sera del 4 giugno, come conferma un brano inedito del diario di Maria José, i Savoia sono convinti di aver vinto il referendum. «Il 4 giugno - scrive la regina - mi recai a cena a casa Orsi in compagnia del Presidente della Croce Rossa, era presente anche il ministro Corbino. Verso la mezzanotte e mezza del 5 giugno egli ricevette una telefonata dal ministero: la monarchia si attestava al 57 per cento e mancavano solo i voti delle isole».

Pareva fatta, insomma, o almeno questo era il clima alla corte di re Umberto. Poi la mattina del 5 giugno, ecco il cambio di paradigma: è la Repubblica ad essere in vantaggio, anche se lo spoglio delle schede procede con una lentezza esasperante. Anche Sofia Jaccarino, dama di corte, conferma nei suoi ricordi, mai letti finora, quella virata inspiegabile e si dà una risposta perentoria: «Vidi Re Umberto al Quirinale il 5 giugno al mattino, erano le 10.30. Da poco Romita ( Giuseppe Romita, ministro dell'Interno, ndr) aveva comunicato il cambio di vantaggio a favore della Repubblica. Il Re mi disse: Ma sai, i Russi sono alla frontiera. Lo trattarono da prigioniero nel suo stesso palazzo. Aveva deciso di restare. Fu spinto all'esilio».